“La corretta gestione dei NO e dei NON”

“La corretta gestione dei NO e dei NON”

A volte il genitore si fa prendere dalla paura nel vedere che il figlio sta rischiando di rompere qualcosa o farsi male e questo provoca reazioni emotivamente forti e a volte spropositate. Quando ci rendiamo conto che è la paura a prendere il sopravvento, possiamo fare un bel respiro, mantenere la calma e intervenire senza bisogno di gridare e spaventarlo.

Non correre”, “Non gridare”, “Non toccare”, “Non giocare con la pappa”: troppi “NO” e “NON” a lungo andare rischiano di assuefare il bambino, che finirà per non ascoltarci più.

Molto funzionale al fine di farci ascoltare, è imparare a formulare le frasi in positivo. Ovvero anziché indicare al bambino che cosa NON fare, è molto più utile indicargli che cosa può FARE. Ad esempio, se il bambino di un anno arriva barcollando verso di noi tenendo tra le mani un vaso, controlliamo la tentazione di gridargli “Non farlo cadere!” e piuttosto suggeriamogli cosa fare “Bravo amore, portalo piano piano alla mamma!”. È una questione di parole da scegliere, ma porta con sé un mondo di significati. Nella prima frase trasferiamo sul bambino le nostre ansie e gli comunichiamo sfiducia; nella frase in positivo gli indichiamo la strada del comportamento desiderato, senza intaccare la fiducia che lui ha in sé, anzi, alimentandola. Bisogna anche tener sempre presente nel parlare ai bambini in questa fascia d’età, la conformazione del loro cervello; e comprendere una frase formulata al negativo (che inizi con un “Non”) per loro è complicatissimo, se non impossibile. La prima immagine che il loro cervello produrrà davanti al nostro “Non farlo cadere!” è proprio quella del vaso che cade e si frantuma; e molto probabilmente sarà di conseguenza esattamente l’azione che metterà in atto e che, se ci pensate, gli abbiamo “suggerito” proprio noi…

Ricordiamo sempre che la più grande risorsa a disposizione dei genitori è il MODELLAMENTO. Paradossalmente, un genitore potrebbe educare senza parole; sarebbe sufficiente mostrare come si fa. Riempire i bambini di regole e divieti non è utile; noi sprechiamo fiato e loro, a causa dello sviluppo ancora incompleto del loro cervello, non riescono a seguire i nostri ragionamenti e i lunghi rimproveri. Dare il buon esempio risulta molto più funzionale. Occorre tener presente che il ragionamento astratto si sviluppa dopo i 7 anni, pertanto è più utile mostrare che spiegare con lunghi (ed inutili) “sermoni”. Questo implica che il genitore in primis ha la responsabilità di essere coerente tra quello che chiede al bambino e quello che lui stesso mette in atto.

I genitori dovrebbero essere i primi a comportarsi esattamente come vorrebbero che si comportassero i figli, il che è estremamente faticoso. È più semplice ripetere più volte cosa fare e cosa no, che farlo noi per primi. Ma, per quanto faticoso, un buon esempio è mille volte più efficace di un lungo “sermone”!

Quindi moderiamo i toni per insegnare che “Non si grida”, parliamo con calma per insegnare che “Non si litiga”, leggiamogli un libro la sera per insegnare che “Leggere è importante”, cuciniamo verdure per insegnare che “È importante mangiare sano”.

COME LA VEDO IO:

Mamma dammi l’esempio! Se tu mi fai vedere come si fa, vedrai che pian piano imparerò!

Dott.ssa Cinzia Ponticelli

Pedagogista – Counselor – Formatrice

Testo tratto dal libro “Con gli occhi dei bambini. Manuale per apprendisti genitori” di Cinzia Ponticelli e Florisa Sciannamea, Edizioni dal Sud, Bari 2016.

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